LERCIO, lo sporco che fa notizia anche quando inventa.

Per chi ancora non lo conoscesse, Lercio è un esperimento sociale di satira che punta a ridicolizzare gli internauti più creduloni e sprovveduti, che scambiano puntualmente per vere notizie inventate di sana pianta e le condividono indignati sui propri profili facebook. Titoli palesemente falsi come “Si lancia dalla finestra del pianterreno: morto per miracolo” o “Renzi parla a Strasburgo in inglese e per sbaglio dichiara guerra all’Ucraina”, hanno ricevuto un numero impressionante di like e condivisioni. Scambiamo quattro chiacchiere con uno dei furfanti che lavorano nella redazione di Lercio: Stefano Cao. Costui sostiene di parlare a nome di tutti gli altri, ma non sono troppo sicura che dica la verità. Mi aspetto, da un momento all’altro, un articolo di Lercio intitolato: “Bazinga! Giornalista credulona scambia un inviato di Chi per un nostro collaboratore”.

Anzitutto siamo sicuri che lei sia realmente un membro della redazione di Lercio? Chi mi dice che non sia un sosia, una controfigura oppure un impostore mandato da qualche politico per gettare discredito sulla serissima redazione di Lercio.it? E se fosse un rettiliano travestito da giornalista di Lercio? Mi dia un segno, affinché possa riconoscerla!

Clicca sul link “La Redazione”, in fondo alla homepage di lercio.it: io sono quello con l'aria da impostore.

Come mai Beppe Grillo ce l’ha a morte con voi? Lui sostiene che vi inventiate le notizie: ci sarà mica un fondo di verità?

Ci inventiamo le notizie, ed è proprio questo a renderle vere. Lercio è nato per parodiare quel giornalismo populista, grossolano e votato al sovraccarico emozionale, che ormai da tempo ha smesso di essere prerogativa dei soli free-press: cerchiamo di creare un corto circuito tra informazione tendenziosa e credulità popolare diffondendo notizie verosimili in quanto false, per restituire a chi ci legge il senso della realtà. A volte ci riusciamo, ma spesso l'assuefazione del pubblico al pressapochismo di una stampa che è parodia di se stessa rende la sfida titanica.

Da collega a collega, potrebbe svelarmi qualcosina in più sulle vostre fonti? Con le notizie siete sempre un passo avanti agli altri: come fate ad avere delle anteprime così ghiotte? Avete delle spie a Palazzo Chigi? Avete piazzato delle telecamere nascoste?  Sapevate dell’aumento della paghetta settimanale dei bambini prima ancora che Renzi diffondesse il comunicato stampa…

Il segreto è nel talento, nella dedizione e in una tessera della P2. Ma è vero che, inventando il quotidiano, a volte ci capita di anticiparlo: credo dipenda da una sorta di sensibilità per le contraddizioni del reale che chiunque si appassioni alla satira e vi si alleni con costanza finisce per sviluppare. Jung avrebbe parlato di sincronicità, ma più probabilmente se ne sarebbe sbattuto le palle. Certo è che un genuino intento satirico, declinato in linguaggio giornalistico, finisce non di rado per creare dei paradossi temporali molto divertenti. Uno di noi ha detto che Lercio è un'opera pre-biografica: credo sia un'ottima sintesi del fenomeno.

Quale sarebbe per la redazione di Lercio la massima soddisfazione? Riuscire a far riprendere un vostro articolo inventato dall’Ansa? Parlami dei vostri sogni più reconditi ed ambiziosi.

L'Ansa non è ancora caduta in fallo, ma Repubblica XL sì: agli inizi del 2013 pubblicò sulla propria pagina facebook il nostro articolo “Errore nel sistema operativo, Radio Maria passa i Megadeth” senza verificare la fonte, come fosse una notizia vera. Diversi utenti commentarono la grossolana svista, quelli di Repubblica XL alla fine abbozzarono, ma ormai era tardi: la carica virale dell'articolo era letteralmente esplosa, tanto che il direttore di Radio Maria fu costretto a diramare una smentita ufficiale. Un'altra bella soddisfazione è stata la spiritosa smentita dell'Accademia della Crusca alla nostra ultim'ora “L'Accademia della Crusca si arrende: Scrivete qual è con l'apostrofo e andatevene affanculo". Sono stati fantastici.

Quanti siete in redazione? In quante e quali regioni e città è ramificata la vostra “famiglia mafiosa”?

Siamo 38, sparsi in tutta Italia ma con basi anche all'estero: Germania, Thailandia, Sardegna. Ci coordiniamo grazie a facebook, skype e a una struttura gestionale organizzata per compartimenti, in ciascuno dei quali un piccolo gruppo di responsabili seleziona, edita e pubblica il materiale. Non sappiamo ancora se sia il modello più efficiente possibile, ma ce ne serviva assolutamente uno, nel caso ci avessi fatto questa domanda.

Siete una redazione di maschilisti! Io vi denuncio! Perché non c’è nemmeno una donna?

Non siamo affatto maschilisti, è il tuo limitato cervello di femmina a non arrivarci. Se fosse qui te lo direbbe anche Rosaria, l'unica donna della nostra redazione: è lei a guidarci verso l'abbattimento di tutti gli stereotipi sessisti, il che rende l'idea di quanto sia cazzuta.

Leggere le biografie dei vostri inviati è uno spasso: ma non saranno troppo qualificati per scrivere per Lercio?

Sì, ma è l'unico lavoro che abbiamo trovato.

Scherzi a parte, l’idea che sta alla base del vostro progetto è geniale e preoccupante al tempo stesso: inventare di sana pianta notizie su argomenti di attualità, cronaca, spettacolo e tematiche scientifiche e diffonderle il più possibile sotto forma di satira. La notizia buona è che la satira non è morta, la cattiva è che ancora esistono persone che scambiano i vostri articoli satirici per notizie vere e si indignano nei commenti… Come è possibile una cosa del genere?

La satira in Italia vive e prolifera, ma continua ad essere un hobby. L'establishment di questo Paese ha deciso che tutta la satira che potevamo digerire fosse la pappetta omogeneizzata di Striscia La Notizia, mentre quella pura, “non tagliata”, non trova spazio in televisione. Da un lato, ciò alleggerisce la colpa della nostra ignoranza, dall'altro spiega perché Lercio venga sporadicamente accusato di essere un sito di bufale. Ma mentre la bufala è una notizia falsa spacciata per vera, quelle di Lercio sono esperimenti satirici in forma giornalistica. Inizialmente cercavamo di ironizzare sullo scadimento qualitativo dei media italiani e (indirettamente) sui suoi utenti, ma ci siamo trovati di fronte ad un muro di assuefazione che non avevamo preventivato: l'occasione era troppo ghiotta per non trasformare Lercio in una sorta di esperimento sociale che svelasse le storture della cultura di massa mettendo alla berlina i suoi capisaldi, ovvero la politica, la religione, il costume quotidiano. Stanare i creduloni è stato l'effetto di questa decisione. Il fatto che molti, troppi, credano ai nostri “scoop” invece di riderne per esorcizzare la tragicomica natura del mondo in cui vivono, la dice lunga su questa asfissia culturale, e non c'è dubbio che il web abbia accelerato il processo: in risposta ad un pluralismo di facciata, la gente si è rifugiata in una dimensione virtuale che non solo le prometteva l'accesso diretto a qualsiasi informazione, ma la illudeva anche di avere il potere di ricreare quelle informazioni da zero. È un discorso complesso, e io ho quasi finito l'hashish.

Prova a tracciarmi il profilo del boccalone-tipo che crede nella veridicità delle “lerciate”.

Semplice: è uno abituato a sentirsi dire dai media esattamente ciò che vuole gli dicano. Rassicura i suoi pregiudizi. Se scriviamo che i Rom giocano a gonfiare i gattini col compressore fino a farli esplodere, il razzista si indigna perché pensa di aver trovato un riscontro a ciò che ha sempre creduto.

Quando è nato Lercio, e dalla mente di chi?

Lercio è nato circa tre anni fa da un'allucinazione di Michele Incollu, ragazzo sardo che, come il resto di noi, bazzicava la Palestra di Luttazzi, uno spazio aperto all'esercizio della satira. Con la chiusura della Palestra, alcuni di noi hanno deciso di proseguire l'esperienza fondando il blog “Acido Lattico” e tirando dentro gli altri. Michele crea il primo embrione di Lercio quasi per gioco, ce lo mostra per farci quattro risate e noi lo convinciamo a renderlo un progetto pubblico, con cui sovvertire l'ordine costituzionale. Qualche tempo dopo, fondiamo i primi Circoli della Libertà. Il resto è storia.

È nato prima Lercio o la gallina?

Da persona profondamente religiosa, posso risponderti che solo Giacobbo lo sa.

Come vi reggete in piedi? Pubblicità, collaborazioni gratuite per puro divertimento?

Ci motiva ancora la voglia di divertirci e far divertire quante più persone possibile, come direbbero i Vanzina. Ma noi continuiamo a essere degli spiantati, quindi c'è qualcosa che ci sfugge. Sul sito c'è un piccolo banner per coprire le spese, ma finora abbiamo partecipato gratis a tutti gli eventi, le interviste e i programmi radiofonici cui ci hanno invitato: credevamo giusto costruirci un nome, irrobustire il nostro seguito, prima di infondere nel progetto una visione un po' più imprenditoriale. A farci essere prudenti è stato anche il timore di svenderci, e questa modestia ci ha salvato: ora i tempi sono maturi per vendere libri, organizzare seminari, fondare una religione.

Dammi un’anteprima su qualche notizia succulenta: prometto che non lo dico a nessuno…

Tranquilla, tanto nessuno si cagherà questa intervista.

Quali caratteristiche deve avere un cronista per diventare membro della redazione di Lercio? Ve li mandano direttamente dai gruppi di recupero in cura presso gli psichiatri?

No, non siamo affiliati ad alcun partito…

Per leggere i sensazionali scoop di Lercio visitate il sito www.lercio.it oppure la loro pagina facebook, che sta per sfiorare i 400.000 like. 

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