The Strangers Project: il progetto che fa impazzire New York.

Nell’era dei social network, quando il mondo digitale e le amicizie virtuali sembrano ormai aver declassato e reso fuori moda i contatti reali, un ragazzo di New York va controtendenza e investe tempo e passione in un progetto che punta a riscoprire il “contatto umano”.

Brandon Doman, 29 anni, di Brooklyn, un pomeriggio del 2009 è seduto fuori da un caffè ad Ann Arbor, nel Michigan. Osserva la gente passare accanto al suo tavolo e andare oltre. Perfetti sconosciuti che vivono le loro vite senza sapere nulla l’uno dell’altro. Persone che si sfiorano e condividono lo stesso spazio, ma solo per un effimero momento. Un’idea folle gli balena per la mente: cosa accadrebbe se chiedessi ai passanti di fermarsi e condividere, in forma anonima, la storia della loro vita? Brandon prende un quaderno e scrive su un foglio: “Salve, per favore fermati e condividi la tua storia”. Il cartello improvvisato, posizionato sopra il suo tavolo, desta subito la curiosità dei primi passanti. La gente inizia a fermarsi, incuriosita. Uno dopo l’altro, perfetti sconosciuti scrivono le pagine di un diario di viaggio condiviso, un meraviglioso libro in cui ogni passante, a prescindere dal lavoro che fa, dall’età, dall’orientamento sessuale e dalle origini etniche, può raccontare la storia della sua vita in forma anonima. Il risultato è un vero capolavoro: ogni pagina regala forti emozioni, consente di immedesimarsi oppure di leggere una esperienza distante dalla propria routine. In quel lontano pomeriggio del 2009 Brandon non sapeva ancora quello che stava facendo, ma aveva creato “The Strangers Project”, un progetto che coinvolge dei perfetti sconosciuti (strangers ndr), chiedendo loro di condividere le proprie esperienze. “Scrivete quello che volete, purché sia vero” chiede Brandon. Col passare del tempo ogni singola storia diventa la tessera di un immenso mosaico che descrive le vite delle persone che ci circondano. Attualmente il progetto di Brandon è diventato molto famoso e sta continuando a crescere di giorno in giorno. Finora ha raccolto più di 15.000 storie anonime e, nell’agosto del 2013, ha perfino organizzato il primo “International Story Day” (giornata internazionale delle storie ndr) a New York, che ha visto la partecipazione di 800 persone provenienti da  60 diversi Paesi. Inoltre, a maggio del 2015, ha pubblicato il libro “What’s your story?” (qual è la tua storia? ndr), una raccolta di 200 storie selezionate dal progetto, acquistabile online su Amazon.com; Barnes&Noble; IndieBound; BAM! Booksamillion.com; HarperCollins.com.

Scambiamo quattro chiacchiere con questo ragazzo incredibile che porta avanti con passione il suo progetto, convinto che: “Quando alle persone viene data la possibilità di avere una voce, possiamo esplorare le connessioni tra gli esseri umani”. Secondo Brandon: “Ogni giorno sul treno, al lavoro, a scuola, ci sediamo l’uno accanto all’altro. È la nostra capacità di essere umani che ci rende realmente uguali. Ogni persona che cammina per la strada ha una storia da raccontare. Ognuno di noi aspetta solo il momento giusto per farsi ascoltare da qualcun altro”.

Hai iniziato a lavorare al tuo progetto 6 anni fa. Potresti spiegare a tutte quelle persone che ancora non conoscono “The Strangers Project” di cosa si tratta e come hai concepito questa brillante idea?

Mi chiamo Brandon e porto avanti un progetto che si chiama “The Strangers Project” nella città di New York.  Si tratta di una collezione continuativa di oltre 15.000 “pagine di diario” anonime, scritte a mano e spontaneamente da estranei di passaggio.

Sono sempre stato affascinato dalle persone e dalle loro storie, e questo mio interesse si è manifestato in vari aspetti della mia vita. L’idea di questo progetto mi è venuta un pomeriggio all’improvviso, mentre ero seduto fuori da un caffè. Non avevo un “piano” quando ho cominciato: volevo semplicemente vedere se dei perfetti sconosciuti erano disposti a condividere qualcosa della loro vita con degli estranei. Così mi sono armato di un quaderno e di un pennarello e ho scritto un cartello, chiedendo ai passanti di fermarsi e condividere le loro esperienze e, nel giro di pochi minuti, lo hanno fatto.

Secondo te perché così tante persone amano e seguono con grande passione “The Strangers Project”? Oltretutto il numero dei tuoi followers cresce di giorno in giorno. Ritieni che nell’era dei Social Media le persone si sentano sole e sentano il bisogno di condividere le loro esperienze con altri esseri umani?

Sono molte le ragioni per le quali le persone seguono questo progetto. Penso che i motivi siano un po’ differenti per ciascuno di loro. A alcune persone piace leggere storie di vita diverse dalle proprie; altri, invece, adorano trovare delle similitudini con la propria esperienza di vita. Il progetto è stato concepito in modo tale da permettere alle persone di dare o, viceversa, di prendere tutto ciò di cui hanno bisogno. Penso che il filo conduttore sia che tutti noi siamo curiosi di sapere qualcosa delle persone con le quali condividiamo il mondo, e questo progetto rappresenta il modo giusto per esplorarlo. Ritengo che le persone abbiamo sempre sentito il desiderio di connettersi le une con le altre, e questo certamente da molto prima dell’avvento dei social network. Gli esseri umani nutrono una passione inveterata per la condivisione delle loro storie: è un modo attraverso il quale poter riconoscere la nostra umanità. Penso che questo progetto rappresenti solo un altro modo per sentirsi “connessi” con gli altri.

Perché hai scelto di mantenere l’identità di tutti gli “scrittori” segreta? Hai mai chiesto ai partecipanti se preferissero leggere il loro nome?

Ho deciso fin dall’inizio di mantenere gli scritti anonimi per due motivi: desideravo che le persone avessero a disposizione un posto dove sentirsi “al sicuro” per condividere qualsiasi cosa volessero; volevo che le persone – sia gli scrittori che i lettori – si concentrassero esclusivamente sulle storie.

Sono davvero molto colpita dalla tua decisione di tenere la pubblicità fuori dal progetto. Avresti potuto risolvere tutti i problemi finanziari grazie alla pubblicità, ma hai scelto un percorso diverso, più etico. Raccontami qualcosa di più su questa tua scelta coraggiosa.

Sono profondamente convinto che la pubblicità toglierebbe qualcosa alle storie, così ho deciso fin dall’inizio di non metterla nel sito. Voglio che il progetto si focalizzi sulle storie e sulle esperienze da condividere. La pubblicità non si adattava con questa visione.

Hai scelto la piattaforma Patreon al posto della più famosa Kickstarter, e credo sia molto meglio perché consente ai finanziatori di fare piccole donazioni passo dopo passo, anziché finanziare un progetto più ampio tutto in una volta. Perché pensi che il crowdfunding stia diventando sempre più popolare oggigiorno? Ritieni che sia l’unico modo, per un artista, per essere indipendente?

Penso che il crowdfunding stia diventando uno strumento molto popolare tra i creativi in quanto ci consente di realizzare i nostri progetti grazie al supporto diretto di tutte quelle persone che vogliono vedere gli artisti raggiungere il successo dopo tutti gli sforzi. Penso che ci siano molti modi attraverso i quali gli artisti possono guadagnarsi da vivere: dipende dal tipo di contenuto che stanno creando. Se dipingessi o componessi della musica avrei qualcosa di tangibile da vendere, e quella sarebbe una grande opzione. Ma per qualcosa come “The Strangers Project” non c’è un prodotto davvero definito. Il crowdfunding consente alle decine di migliaia di fans che si stanno godendo le storie pubblicate di aiutare a mantenere in vita il progetto.

Quali progetti hai per il futuro? Hai intenzione di ingrandire il progetto e viaggiare in Paesi differenti quali, ad esempio, l’Italia, per collezionare nuove storie? In quel caso come risolveresti il problema delle diverse lingue? Traducendo tutte le storie in inglese?

Adorerei viaggiare attraverso diversi Paesi per collezionare storie! Ne ho già raccolte in dozzine di città degli Stati Uniti, e penso che esplorare diverse parti del mondo sarebbe divertente. Ho già molti partecipanti in diverse lingue, e alla fine condividerò le loro storie con l’aiuto di qualche traduttore volontario.

Raccontami qualcosa di te: qual è la tua storia personale? Hai mai scritto una delle storie anonime che vengono raccolte nel tuo progetto? Oppure ti limiti semplicemente a raccogliere le storie degli altri?

Ho compiuto 29 anni a marzo e sono davvero entusiasta perché questo è il primo anno in cui spero di poter lavorare al mio progetto a tempo pieno. Attualmente vivo a Brooklyn, New York, e sono davvero grato di poter vivere in una città così eccitante, che mi regala così tanti ricordi e storie. Adesso che “The Strangers Project” ha raggiunto un così grande successo, sto progettando di far continuare a crescere il progetto mentre lancerò, in parallelo, alcuni nuovi progetti. Ti confesso che ho scritto un paio di storie all’interno del progetto, ma le ho pubblicate in modo anonimo, esattamente come tutte le altre. Che siano o non siano state pubblicate è qualcosa che sta a voi immaginare.

Raccontami le emozioni che hai provato durante la prima giornata internazionale del progetto, organizzata il 23 agosto 2013 a New York. Ti aspettavi che arrivassero 800 partecipanti provenienti da ben 60 Paesi differenti?

Il primo “International Story Day” è stata una esperienza straordinaria. NYC rappresentava solo una piccola parte dell’evento, in quanto tutti i partecipanti avevano raccolto le storie nelle proprie città, dislocate in tutte le parti del mondo. Sto ancora lavorando alla trascrizione di tutte le storie portate dai partecipanti, e spero di riuscire a condividerle tutte, comprese le fotografie, entro questa estate. Tenete d’occhio il sito www.strangersproject.com!

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