Patrizia Gentili Spinola

Patrizia Gentili Spinola

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Giuseppe Fiori, 32 anni, è un moderno antisupereroe che ha deciso di utilizzare il suo genio malvagio per una buona causa: raccontare all’umanità intera la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità sulle convivenze forzate. Per riuscire in quest’impresa ha creato una pagina facebook che vanta più di 500.000 like e un blog su wordpress chiamati “Il coinquilino di merda”, oasi satiriche felici nelle quali i coinquilini esasperati ed infastiditi possono postare foto, testimonianze, racconti, e condividerli in forma anonima con la collettività per sfogarsi. Tutti abbiamo sperimentato la convivenza forzata almeno una volta nell’arco della nostra vita: da studenti, ma anche da lavoratori, siamo stati costretti ad affittare una stanza perché non potevamo permetterci un intero appartamento. Molte volte si trovano coinquilini deliziosi, si stringe un rapporto di amicizia profondo che perdura nel corso degli anni. Altre volte, invece, si trovano persone irrispettose, indisponenti, disordinate, sporche, e chi più ne ha più ne metta. Il tuo coinquilino è partito in vacanza, ha dimenticato del cibo deperibile in frigo e, al tuo ritorno, trovi  dei simpatici vermi che ballano il waka waka? Puoi postare una foto per svergognarlo su facebook. La tua coinquilina si è dimenticata il rubinetto della vasca aperto e il bagno di casa si è trasformato in una adorabile piscina? Niente di più catartico e liberatorio che postare una foto dell’accaduto su facebook e ricevere la solidarietà di migliaia di altri coinquilini.  

Quando ti è venuta l’idea di creare il sito e la pagina facebook de “Il coinquilino di merda”, meglio noto ai più con l’acronimo CDM? Per caso in un momento in cui condividevi la casa con qualcuno e hai dovuto sopportare uno dei classici episodi che nascono dalle convivenze forzate? Raccontami come è nato il progetto.

Ero in camera mia e la mia coinquilina dell’epoca (non dirò che epoca) era in corridoio, intenta come sempre ad asciugarsi i capelli con il phon a due centimetri dalla porta della mia stanza. Ero abbastanza esasperato da lei, e quindi a quel punto mi si pose la scelta di andare a menarla o sfogare la mia frustrazione in altro modo. Decisi così di aprire una pagina Facebook per vedere se questa cosa la vivevo solo io, o se c’erano altri come me.

Com’è il coinquilino di merda tipo? Tracciami un suo identikit.

Ah guarda, qui davvero non esistono regole generali! Il coinquilino di merda tipo non esiste, tutti sono (anzi siamo) coinquilini di merda, ognuno a modo suo. Per me quello che pulisce casa tutti i giorni può essere più fastidioso di quello che non pulisce mai.

Hai diviso i cdm in varie categorie: il Cuoco; il Fumetto; il Genio; il Greenpeace; il Principe; l’Uomo; la Principessa. Non pensi che possano esserci altre inesplorate categorie di cdm?

La divisione che citi tu è quella del blog, è una cosa nata agli albori della pagina. Quelle divisioni sono un po’ approssimative. Ora, dopo un paio d’anni di indagine sul campo, posso dirti che le categorie sono molte di più! Ne ho individuate almeno una ventina, ma per pubblicare i risultati definitivi mi serve ancora tempo!

Hai fatto un fumetto, un calendario e perfino pubblicato un libro edito dalla Mondadori intitolato “Il coinquilino di merda. Manuale di non sopravvivenza”. Cos’altro ci tieni in serbo per il futuro? La stampa di magliette e gadget?

Ci sono altri progetti in ballo, di cui per ora non posso dire niente. Aspettiamo e incrociamo le dita!

Ho visto su internet il proliferare di altre iniziative simili alla tua: il fidanzato di merda; l’ex fidanzato di merda; il padrone di casa di merda; l’amico di merda; il collega di merda eccetera eccetera. Sono iniziative tue o di altre persone? Cronologicamente quale di queste pagine facebook è nata prima?

Il coinquilino di merda è stata la prima, anche se tutte le altre sono nate dopo pochissimo. Sono iniziative di altre persone, iniziative che mi onorano molto. Un sito (il meglio di internet) aveva dedicato un articolo all’argomento, e ne aveva stilate almeno una cinquantina. Penso sia normale, perché ogni categoria umana, professionale ed affettiva ha il suo lato di merda, quindi direi che è giusto parlarne.

Pensi che, se i post non fossero pubblicati in forma anonima, potrebbero succedere delle vere e proprie tragedie?

Probabile! Mi succede spesso che gente si riconosca in un determinato post e mi scriva: ma quella cosa te l’ha scritta il mio coinquilino (segue nome)? Altre volte mi è stato proprio chiesto di cancellare i post, perché nelle case da cui erano arrivate le foto era scoppiato il finimondo. Ma la cosa più allucinante è quando mi contattano gli autori delle foto. Alcuni di loro, quando scrivono il proprio nome su Facebook, hanno sempre come primo risultato un post del coinquilino di merda. Se cerchi lavoro e il tuo datore di lavoro fa qualche ricerca su di te, potrebbe non essere divertente. In tutti questi casi io cancello tutto.

Qual è la foto più divertente che hai mai ricevuto e pubblicato come testimonianza dei cdm?

Non posso non citare, come ogni volta che ricevo questa domanda, quella del piccione morto nel gabinetto. È una foto che ha in di sé l’incuria dei coinquilini che lasciano la finestra aperta, la tragedia della sofferenza del piccione e uno schifo generale che è trashissimo. E poi fa ridere. Però voglio citarne anche una che ho ricevuto di recente, quella dei coinquilini che giocano con la Plasystation (per la precisione a Tekken) con un proiettore nel muro del palazzo di fronte. Spettacolo e record di like: credo che lì abbiamo superato i 20mila.

Il post più divertente?

Uno dei primi: «il coinquilino di merda è calabrese». Una frase un po’ razzista ma divertentissima, che ha scatenato una selva di commenti nel sito che sono andati avanti per mesi e mesi. Di recente invece mi è piaciuto tantissimo questo: «La coinquilina di merda è astemia». Anche qui selva di commenti e lotta senza quartiere!

Come fai ad essere certo che si tratti di storie vere e non inventate? 

Grande dilemma! Per le foto faccio sempre qualche ricerca su google immagini, per il resto vado a intuito: quando uno racconta una storia che è vera si vede! Le storie migliori hanno proprio il sapore della realtà, e sono così allucinanti che per inventarle ci vorrebbe un genio. Quindi se qualche genio ce l’ha fatta, direi che la pubblicazione se l’è guadagnata lo stesso, e va bene così.

Qual è la cosa che ti ha dato maggiore soddisfazione finora, portando avanti questo progetto?

I ringraziamenti di chi mi dice che a volte la vita in coinquilinaggio è dura, e che fare un giro sulla pagina del cdm li fa stare meglio. E poi i ringraziamenti da chi quella vita non la fa più, ma grazie ai post della pagina è tornato ai suoi anni dell’università. Per me ricevere questi complimenti è davvero bello.

Progetti per il futuro?

Sviluppare il progetto del coinquilino di merda e poi un viaggio lunghissimo!

Seguite le avventure del CDM su facebook:

https://www.facebook.com/ilcoinquilinodim?fref=ts

e sul suo simpatico bloggino su wordpress:

http://coinquilinodimerda.wordpress.com/

Nell’era dei social network, quando il mondo digitale e le amicizie virtuali sembrano ormai aver declassato e reso fuori moda i contatti reali, un ragazzo di New York va controtendenza e investe tempo e passione in un progetto che punta a riscoprire il “contatto umano”.

Brandon Doman, 29 anni, di Brooklyn, un pomeriggio del 2009 è seduto fuori da un caffè ad Ann Arbor, nel Michigan. Osserva la gente passare accanto al suo tavolo e andare oltre. Perfetti sconosciuti che vivono le loro vite senza sapere nulla l’uno dell’altro. Persone che si sfiorano e condividono lo stesso spazio, ma solo per un effimero momento. Un’idea folle gli balena per la mente: cosa accadrebbe se chiedessi ai passanti di fermarsi e condividere, in forma anonima, la storia della loro vita? Brandon prende un quaderno e scrive su un foglio: “Salve, per favore fermati e condividi la tua storia”. Il cartello improvvisato, posizionato sopra il suo tavolo, desta subito la curiosità dei primi passanti. La gente inizia a fermarsi, incuriosita. Uno dopo l’altro, perfetti sconosciuti scrivono le pagine di un diario di viaggio condiviso, un meraviglioso libro in cui ogni passante, a prescindere dal lavoro che fa, dall’età, dall’orientamento sessuale e dalle origini etniche, può raccontare la storia della sua vita in forma anonima. Il risultato è un vero capolavoro: ogni pagina regala forti emozioni, consente di immedesimarsi oppure di leggere una esperienza distante dalla propria routine. In quel lontano pomeriggio del 2009 Brandon non sapeva ancora quello che stava facendo, ma aveva creato “The Strangers Project”, un progetto che coinvolge dei perfetti sconosciuti (strangers ndr), chiedendo loro di condividere le proprie esperienze. “Scrivete quello che volete, purché sia vero” chiede Brandon. Col passare del tempo ogni singola storia diventa la tessera di un immenso mosaico che descrive le vite delle persone che ci circondano. Attualmente il progetto di Brandon è diventato molto famoso e sta continuando a crescere di giorno in giorno. Finora ha raccolto più di 15.000 storie anonime e, nell’agosto del 2013, ha perfino organizzato il primo “International Story Day” (giornata internazionale delle storie ndr) a New York, che ha visto la partecipazione di 800 persone provenienti da  60 diversi Paesi. Inoltre, a maggio del 2015, ha pubblicato il libro “What’s your story?” (qual è la tua storia? ndr), una raccolta di 200 storie selezionate dal progetto, acquistabile online su Amazon.com; Barnes&Noble; IndieBound; BAM! Booksamillion.com; HarperCollins.com.

Scambiamo quattro chiacchiere con questo ragazzo incredibile che porta avanti con passione il suo progetto, convinto che: “Quando alle persone viene data la possibilità di avere una voce, possiamo esplorare le connessioni tra gli esseri umani”. Secondo Brandon: “Ogni giorno sul treno, al lavoro, a scuola, ci sediamo l’uno accanto all’altro. È la nostra capacità di essere umani che ci rende realmente uguali. Ogni persona che cammina per la strada ha una storia da raccontare. Ognuno di noi aspetta solo il momento giusto per farsi ascoltare da qualcun altro”.

Hai iniziato a lavorare al tuo progetto 6 anni fa. Potresti spiegare a tutte quelle persone che ancora non conoscono “The Strangers Project” di cosa si tratta e come hai concepito questa brillante idea?

Mi chiamo Brandon e porto avanti un progetto che si chiama “The Strangers Project” nella città di New York.  Si tratta di una collezione continuativa di oltre 15.000 “pagine di diario” anonime, scritte a mano e spontaneamente da estranei di passaggio.

Sono sempre stato affascinato dalle persone e dalle loro storie, e questo mio interesse si è manifestato in vari aspetti della mia vita. L’idea di questo progetto mi è venuta un pomeriggio all’improvviso, mentre ero seduto fuori da un caffè. Non avevo un “piano” quando ho cominciato: volevo semplicemente vedere se dei perfetti sconosciuti erano disposti a condividere qualcosa della loro vita con degli estranei. Così mi sono armato di un quaderno e di un pennarello e ho scritto un cartello, chiedendo ai passanti di fermarsi e condividere le loro esperienze e, nel giro di pochi minuti, lo hanno fatto.

Secondo te perché così tante persone amano e seguono con grande passione “The Strangers Project”? Oltretutto il numero dei tuoi followers cresce di giorno in giorno. Ritieni che nell’era dei Social Media le persone si sentano sole e sentano il bisogno di condividere le loro esperienze con altri esseri umani?

Sono molte le ragioni per le quali le persone seguono questo progetto. Penso che i motivi siano un po’ differenti per ciascuno di loro. A alcune persone piace leggere storie di vita diverse dalle proprie; altri, invece, adorano trovare delle similitudini con la propria esperienza di vita. Il progetto è stato concepito in modo tale da permettere alle persone di dare o, viceversa, di prendere tutto ciò di cui hanno bisogno. Penso che il filo conduttore sia che tutti noi siamo curiosi di sapere qualcosa delle persone con le quali condividiamo il mondo, e questo progetto rappresenta il modo giusto per esplorarlo. Ritengo che le persone abbiamo sempre sentito il desiderio di connettersi le une con le altre, e questo certamente da molto prima dell’avvento dei social network. Gli esseri umani nutrono una passione inveterata per la condivisione delle loro storie: è un modo attraverso il quale poter riconoscere la nostra umanità. Penso che questo progetto rappresenti solo un altro modo per sentirsi “connessi” con gli altri.

Perché hai scelto di mantenere l’identità di tutti gli “scrittori” segreta? Hai mai chiesto ai partecipanti se preferissero leggere il loro nome?

Ho deciso fin dall’inizio di mantenere gli scritti anonimi per due motivi: desideravo che le persone avessero a disposizione un posto dove sentirsi “al sicuro” per condividere qualsiasi cosa volessero; volevo che le persone – sia gli scrittori che i lettori – si concentrassero esclusivamente sulle storie.

Sono davvero molto colpita dalla tua decisione di tenere la pubblicità fuori dal progetto. Avresti potuto risolvere tutti i problemi finanziari grazie alla pubblicità, ma hai scelto un percorso diverso, più etico. Raccontami qualcosa di più su questa tua scelta coraggiosa.

Sono profondamente convinto che la pubblicità toglierebbe qualcosa alle storie, così ho deciso fin dall’inizio di non metterla nel sito. Voglio che il progetto si focalizzi sulle storie e sulle esperienze da condividere. La pubblicità non si adattava con questa visione.

Hai scelto la piattaforma Patreon al posto della più famosa Kickstarter, e credo sia molto meglio perché consente ai finanziatori di fare piccole donazioni passo dopo passo, anziché finanziare un progetto più ampio tutto in una volta. Perché pensi che il crowdfunding stia diventando sempre più popolare oggigiorno? Ritieni che sia l’unico modo, per un artista, per essere indipendente?

Penso che il crowdfunding stia diventando uno strumento molto popolare tra i creativi in quanto ci consente di realizzare i nostri progetti grazie al supporto diretto di tutte quelle persone che vogliono vedere gli artisti raggiungere il successo dopo tutti gli sforzi. Penso che ci siano molti modi attraverso i quali gli artisti possono guadagnarsi da vivere: dipende dal tipo di contenuto che stanno creando. Se dipingessi o componessi della musica avrei qualcosa di tangibile da vendere, e quella sarebbe una grande opzione. Ma per qualcosa come “The Strangers Project” non c’è un prodotto davvero definito. Il crowdfunding consente alle decine di migliaia di fans che si stanno godendo le storie pubblicate di aiutare a mantenere in vita il progetto.

Quali progetti hai per il futuro? Hai intenzione di ingrandire il progetto e viaggiare in Paesi differenti quali, ad esempio, l’Italia, per collezionare nuove storie? In quel caso come risolveresti il problema delle diverse lingue? Traducendo tutte le storie in inglese?

Adorerei viaggiare attraverso diversi Paesi per collezionare storie! Ne ho già raccolte in dozzine di città degli Stati Uniti, e penso che esplorare diverse parti del mondo sarebbe divertente. Ho già molti partecipanti in diverse lingue, e alla fine condividerò le loro storie con l’aiuto di qualche traduttore volontario.

Raccontami qualcosa di te: qual è la tua storia personale? Hai mai scritto una delle storie anonime che vengono raccolte nel tuo progetto? Oppure ti limiti semplicemente a raccogliere le storie degli altri?

Ho compiuto 29 anni a marzo e sono davvero entusiasta perché questo è il primo anno in cui spero di poter lavorare al mio progetto a tempo pieno. Attualmente vivo a Brooklyn, New York, e sono davvero grato di poter vivere in una città così eccitante, che mi regala così tanti ricordi e storie. Adesso che “The Strangers Project” ha raggiunto un così grande successo, sto progettando di far continuare a crescere il progetto mentre lancerò, in parallelo, alcuni nuovi progetti. Ti confesso che ho scritto un paio di storie all’interno del progetto, ma le ho pubblicate in modo anonimo, esattamente come tutte le altre. Che siano o non siano state pubblicate è qualcosa che sta a voi immaginare.

Raccontami le emozioni che hai provato durante la prima giornata internazionale del progetto, organizzata il 23 agosto 2013 a New York. Ti aspettavi che arrivassero 800 partecipanti provenienti da ben 60 Paesi differenti?

Il primo “International Story Day” è stata una esperienza straordinaria. NYC rappresentava solo una piccola parte dell’evento, in quanto tutti i partecipanti avevano raccolto le storie nelle proprie città, dislocate in tutte le parti del mondo. Sto ancora lavorando alla trascrizione di tutte le storie portate dai partecipanti, e spero di riuscire a condividerle tutte, comprese le fotografie, entro questa estate. Tenete d’occhio il sito www.strangersproject.com!

Segui The Strangers Project su Facebook e su Twitter

Per chi ancora non lo conoscesse, Lercio è un esperimento sociale di satira che punta a ridicolizzare gli internauti più creduloni e sprovveduti, che scambiano puntualmente per vere notizie inventate di sana pianta e le condividono indignati sui propri profili facebook. Titoli palesemente falsi come “Si lancia dalla finestra del pianterreno: morto per miracolo” o “Renzi parla a Strasburgo in inglese e per sbaglio dichiara guerra all’Ucraina”, hanno ricevuto un numero impressionante di like e condivisioni. Scambiamo quattro chiacchiere con uno dei furfanti che lavorano nella redazione di Lercio: Stefano Cao. Costui sostiene di parlare a nome di tutti gli altri, ma non sono troppo sicura che dica la verità. Mi aspetto, da un momento all’altro, un articolo di Lercio intitolato: “Bazinga! Giornalista credulona scambia un inviato di Chi per un nostro collaboratore”.

Anzitutto siamo sicuri che lei sia realmente un membro della redazione di Lercio? Chi mi dice che non sia un sosia, una controfigura oppure un impostore mandato da qualche politico per gettare discredito sulla serissima redazione di Lercio.it? E se fosse un rettiliano travestito da giornalista di Lercio? Mi dia un segno, affinché possa riconoscerla!

Clicca sul link “La Redazione”, in fondo alla homepage di lercio.it: io sono quello con l'aria da impostore.

Come mai Beppe Grillo ce l’ha a morte con voi? Lui sostiene che vi inventiate le notizie: ci sarà mica un fondo di verità?

Ci inventiamo le notizie, ed è proprio questo a renderle vere. Lercio è nato per parodiare quel giornalismo populista, grossolano e votato al sovraccarico emozionale, che ormai da tempo ha smesso di essere prerogativa dei soli free-press: cerchiamo di creare un corto circuito tra informazione tendenziosa e credulità popolare diffondendo notizie verosimili in quanto false, per restituire a chi ci legge il senso della realtà. A volte ci riusciamo, ma spesso l'assuefazione del pubblico al pressapochismo di una stampa che è parodia di se stessa rende la sfida titanica.

Da collega a collega, potrebbe svelarmi qualcosina in più sulle vostre fonti? Con le notizie siete sempre un passo avanti agli altri: come fate ad avere delle anteprime così ghiotte? Avete delle spie a Palazzo Chigi? Avete piazzato delle telecamere nascoste?  Sapevate dell’aumento della paghetta settimanale dei bambini prima ancora che Renzi diffondesse il comunicato stampa…

Il segreto è nel talento, nella dedizione e in una tessera della P2. Ma è vero che, inventando il quotidiano, a volte ci capita di anticiparlo: credo dipenda da una sorta di sensibilità per le contraddizioni del reale che chiunque si appassioni alla satira e vi si alleni con costanza finisce per sviluppare. Jung avrebbe parlato di sincronicità, ma più probabilmente se ne sarebbe sbattuto le palle. Certo è che un genuino intento satirico, declinato in linguaggio giornalistico, finisce non di rado per creare dei paradossi temporali molto divertenti. Uno di noi ha detto che Lercio è un'opera pre-biografica: credo sia un'ottima sintesi del fenomeno.

Quale sarebbe per la redazione di Lercio la massima soddisfazione? Riuscire a far riprendere un vostro articolo inventato dall’Ansa? Parlami dei vostri sogni più reconditi ed ambiziosi.

L'Ansa non è ancora caduta in fallo, ma Repubblica XL sì: agli inizi del 2013 pubblicò sulla propria pagina facebook il nostro articolo “Errore nel sistema operativo, Radio Maria passa i Megadeth” senza verificare la fonte, come fosse una notizia vera. Diversi utenti commentarono la grossolana svista, quelli di Repubblica XL alla fine abbozzarono, ma ormai era tardi: la carica virale dell'articolo era letteralmente esplosa, tanto che il direttore di Radio Maria fu costretto a diramare una smentita ufficiale. Un'altra bella soddisfazione è stata la spiritosa smentita dell'Accademia della Crusca alla nostra ultim'ora “L'Accademia della Crusca si arrende: Scrivete qual è con l'apostrofo e andatevene affanculo". Sono stati fantastici.

Quanti siete in redazione? In quante e quali regioni e città è ramificata la vostra “famiglia mafiosa”?

Siamo 38, sparsi in tutta Italia ma con basi anche all'estero: Germania, Thailandia, Sardegna. Ci coordiniamo grazie a facebook, skype e a una struttura gestionale organizzata per compartimenti, in ciascuno dei quali un piccolo gruppo di responsabili seleziona, edita e pubblica il materiale. Non sappiamo ancora se sia il modello più efficiente possibile, ma ce ne serviva assolutamente uno, nel caso ci avessi fatto questa domanda.

Siete una redazione di maschilisti! Io vi denuncio! Perché non c’è nemmeno una donna?

Non siamo affatto maschilisti, è il tuo limitato cervello di femmina a non arrivarci. Se fosse qui te lo direbbe anche Rosaria, l'unica donna della nostra redazione: è lei a guidarci verso l'abbattimento di tutti gli stereotipi sessisti, il che rende l'idea di quanto sia cazzuta.

Leggere le biografie dei vostri inviati è uno spasso: ma non saranno troppo qualificati per scrivere per Lercio?

Sì, ma è l'unico lavoro che abbiamo trovato.

Scherzi a parte, l’idea che sta alla base del vostro progetto è geniale e preoccupante al tempo stesso: inventare di sana pianta notizie su argomenti di attualità, cronaca, spettacolo e tematiche scientifiche e diffonderle il più possibile sotto forma di satira. La notizia buona è che la satira non è morta, la cattiva è che ancora esistono persone che scambiano i vostri articoli satirici per notizie vere e si indignano nei commenti… Come è possibile una cosa del genere?

La satira in Italia vive e prolifera, ma continua ad essere un hobby. L'establishment di questo Paese ha deciso che tutta la satira che potevamo digerire fosse la pappetta omogeneizzata di Striscia La Notizia, mentre quella pura, “non tagliata”, non trova spazio in televisione. Da un lato, ciò alleggerisce la colpa della nostra ignoranza, dall'altro spiega perché Lercio venga sporadicamente accusato di essere un sito di bufale. Ma mentre la bufala è una notizia falsa spacciata per vera, quelle di Lercio sono esperimenti satirici in forma giornalistica. Inizialmente cercavamo di ironizzare sullo scadimento qualitativo dei media italiani e (indirettamente) sui suoi utenti, ma ci siamo trovati di fronte ad un muro di assuefazione che non avevamo preventivato: l'occasione era troppo ghiotta per non trasformare Lercio in una sorta di esperimento sociale che svelasse le storture della cultura di massa mettendo alla berlina i suoi capisaldi, ovvero la politica, la religione, il costume quotidiano. Stanare i creduloni è stato l'effetto di questa decisione. Il fatto che molti, troppi, credano ai nostri “scoop” invece di riderne per esorcizzare la tragicomica natura del mondo in cui vivono, la dice lunga su questa asfissia culturale, e non c'è dubbio che il web abbia accelerato il processo: in risposta ad un pluralismo di facciata, la gente si è rifugiata in una dimensione virtuale che non solo le prometteva l'accesso diretto a qualsiasi informazione, ma la illudeva anche di avere il potere di ricreare quelle informazioni da zero. È un discorso complesso, e io ho quasi finito l'hashish.

Prova a tracciarmi il profilo del boccalone-tipo che crede nella veridicità delle “lerciate”.

Semplice: è uno abituato a sentirsi dire dai media esattamente ciò che vuole gli dicano. Rassicura i suoi pregiudizi. Se scriviamo che i Rom giocano a gonfiare i gattini col compressore fino a farli esplodere, il razzista si indigna perché pensa di aver trovato un riscontro a ciò che ha sempre creduto.

Quando è nato Lercio, e dalla mente di chi?

Lercio è nato circa tre anni fa da un'allucinazione di Michele Incollu, ragazzo sardo che, come il resto di noi, bazzicava la Palestra di Luttazzi, uno spazio aperto all'esercizio della satira. Con la chiusura della Palestra, alcuni di noi hanno deciso di proseguire l'esperienza fondando il blog “Acido Lattico” e tirando dentro gli altri. Michele crea il primo embrione di Lercio quasi per gioco, ce lo mostra per farci quattro risate e noi lo convinciamo a renderlo un progetto pubblico, con cui sovvertire l'ordine costituzionale. Qualche tempo dopo, fondiamo i primi Circoli della Libertà. Il resto è storia.

È nato prima Lercio o la gallina?

Da persona profondamente religiosa, posso risponderti che solo Giacobbo lo sa.

Come vi reggete in piedi? Pubblicità, collaborazioni gratuite per puro divertimento?

Ci motiva ancora la voglia di divertirci e far divertire quante più persone possibile, come direbbero i Vanzina. Ma noi continuiamo a essere degli spiantati, quindi c'è qualcosa che ci sfugge. Sul sito c'è un piccolo banner per coprire le spese, ma finora abbiamo partecipato gratis a tutti gli eventi, le interviste e i programmi radiofonici cui ci hanno invitato: credevamo giusto costruirci un nome, irrobustire il nostro seguito, prima di infondere nel progetto una visione un po' più imprenditoriale. A farci essere prudenti è stato anche il timore di svenderci, e questa modestia ci ha salvato: ora i tempi sono maturi per vendere libri, organizzare seminari, fondare una religione.

Dammi un’anteprima su qualche notizia succulenta: prometto che non lo dico a nessuno…

Tranquilla, tanto nessuno si cagherà questa intervista.

Quali caratteristiche deve avere un cronista per diventare membro della redazione di Lercio? Ve li mandano direttamente dai gruppi di recupero in cura presso gli psichiatri?

No, non siamo affiliati ad alcun partito…

Per leggere i sensazionali scoop di Lercio visitate il sito www.lercio.it oppure la loro pagina facebook, che sta per sfiorare i 400.000 like. 

Che cos’è la bellezza? Ve lo siete mai chieste? Credo proprio di sì.

Completamente circondate da cartelloni pubblicitari che mostrano donne dai corpi e volti perfetti, vestite come se dovessero fare una sfilata, con unghie così curate che si stenta a credere abbiano mai lavato i piatti o fatto, almeno una volta nella vita, il bucato, è difficile non cedere alle immagini stereotipate della bellezza che ci vengono propinate come se fossero una verità assoluta.

La società ci impone i suoi canoni di bellezza ma sta a noi, e solo a noi, decidere se accettarli o meno. La bellezza non è oggettiva, come vogliono farci credere. Al contrario: è soggettiva e sta negli occhi di chi guarda, come recita un antico proverbio popolare. Per questo ho scelto come testimonial non delle modelle, ma delle donne comuni: una mamma, una studentessa, un’impiegata. Io stessa mi sonno messa in gioco insieme a loro, divertendomi.

Bellezza non è né avere per forza una taglia 40 né, tantomeno, avere un seno procace e delle labbra carnose. Puoi essere bella con una 50, così come con una 38. Magra o in carne non fa alcuna differenza, purché tu ti senta bella, femminile e perfettamente a tuo agio nell’unico abito che non potrai mai cambiare: il tuo corpo. Puoi essere bellissima se hai le labbra sottili, così come se ce le hai carnose e sensuali. Puoi sentirti favolosa sia con una prima misura che con una quarta e, soprattutto, le donne sono bellissime ad ogni età. Vorrei soffermarmi in maniera particolare su questo concetto, perché è tutto tranne che scontato. È umano e perfettamente normale curare il proprio corpo per migliorarlo e mantenerlo al meglio, comprarsi una crema antirughe, usare prodotti di bellezza per cercare di arrestare il trascorrere del tempo. Siamo esseri umani, vanitosi per natura, e a tutte noi fa piacere vedere una bella immagine riflessa nello specchio. Tuttavia dobbiamo prendere coscienza del fatto che, per ogni età, acquisiamo una bellezza ed un fascino diverso, sempre speciale. Non è forse vero che, quando vediamo un uomo con i capelli brizzolati e delle fantastiche rughe di espressione, spesso sussurriamo all’orecchio della nostra amica: “Quanto è affascinante…”. Ebbene, anche per le donne è assolutamente lo stesso. Beninteso, io sono la prima a comprarsi creme e cremine per curare la pelle, ma ho ben chiaro in mente quanto sia bella una donna matura che si sente sicura di sé, appagata e realizzata. Acquisisce un fascino irresistibile, tanto che molti dei miei amici più cari hanno scelto compagne più grandi di loro, a volte anche di molti anni. La bellezza non ha età, ma dobbiamo essere prima di tutto noi ad amarci e riconoscerci come belle. Coltivare la nostra bellezza, anche interiore, facendo le cose che ci piacciono e ci danno soddisfazione ed appagamento.

Ritagliarsi un paio d’ore a settimana non è un delitto: avrete tutti gli altri giorni della settimana per assolvere ai compiti lavorativi e domestici. Fidatevi: la vostra pelle sarà molto più luminosa e raggiante dopo un’ora della vostra attività preferita di quanto lo sarebbe dopo aver applicato la crema più costosa del mondo! Amatevi donne. Guardatevi allo specchio e ditevi a voce alta quanto siete meravigliose. Ognuna di noi è unica, deve solo scoprire come valorizzarsi al meglio.

Jolery, valorize yourself!!!

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