Ridi che ti passa: come prendersi cura della propria salute ridendo.

È proprio vero che il riso fa buon sangue, come recita un antico proverbio popolare. Sono infatti numerosi, dal punto di vista scientifico, i benefici che il nostro fisico trae dalla risata, primo fra tutti un aumento della produzione di adrenalina e dopamina, grazie alle quali vengono liberate betaendorfine, un vero e proprio analgesico naturale, e le encefaline, capaci di stimolare una maggiore produzione di anticorpi e rafforzare, così, il nostro sistema immunitario. Ma non è finita qui: ridere aiuta ad incrementare la produzione di serotonina, un antidepressivo naturale. La risata come terapia contro la depressione e lo stress, dunque, ma non solo. Migliorano le funzioni respiratorie, aumenta l’autostima e, di conseguenza, migliorano i rapporti interpersonali. Inoltre, per quante di voi odiassero fare le serie di addominali in palestra, ridere rappresenta un’ottima alternativa, poiché innesca una ginnastica addominale che migliora le funzioni di fegato e intestino. Per tutti questi motivi sono sempre più numerose le tecniche che sfruttano le proprietà terapeutiche della risata per migliorare il benessere psicofisico delle persone: lo yoga della risata; la comicoterapia; la clownterapia, utilizzata in ospedali, case di riposo e orfanotrofi; la recentissima “ingegneria del buonumore”, inventata dallo Psicologo del lavoro Terenzio Traisci, autore del libro Felicemente Stressati (http://www.terenzio.net/felicemente-stressati/) conosciuto e amato dal pubblico soprattutto per le sue performance comiche in vari programmi televisivi. Ed è proprio con lui che parleremo di terapia della risata a 360 gradi, andando alla scoperta di analogie e differenze tra le diverse tecniche, in modo da poter scegliere quella che più si addice alle nostre esigenze.

Terenzio, ti abbiamo visto nel 2012 alle finali di Italia’s got talent, su canale 5, e hai vinto numerosi concorsi di cabaret. Ma dietro un comico bravo e preparato come te c’è di più, perché insegni alle persone a ridere nonostante la mancanza di input positivi, essendo un esperto di edutainment (formazione unita all’intrattenimento ndr). Inoltre, dal 2008, ti occupi di comico-terapia e yoga della risata. Prima di tutto vorresti spiegare qual è la differenza tra queste due tecniche?

La comico-terapia e lo yoga della risata sono come due facce della stessa medaglia, dove la Risata rappresenta lo strumento per creare il buonumore. La differenza è rappresentata da cosa fa il pubblico. Mi spiego meglio: con la comico-terapia il target è passivo rispetto allo strumento, cioè c’è una persona che ti fa ridere e, se a te fa ridere, ridi; con lo yoga della risata, invece, è il target che usa lo strumento della risata per crearsi il buonumore. Andando in profondità: nella comico-terapia si utilizzano battute o gag fisiche, mentre nello yoga della risata si ride e si respira e basta.

Posso spiegarti, come comico professionista ed esperto di Visual Comedy, che c’è comicità anche nello Yoga della Risata. Se ti occupi di risata e di benessere attraverso la risata, l’essere comico è un valore aggiunto, cioè un aspetto che non sminuisce la pratica, ma la arricchisce. Infatti basti pensare che la sola risata come esercizio puro spesso non è sufficiente e quindi, in una sessione base di Yoga della Risata, si usano esercizi dove si teatralizza la risata. Ad esempio la risata del leone, la risata dello shaker, la risata dell’elefante, sono tutti esercizi che fanno ridere anche perché le persone fanno delle facce buffe, comiche… Quindi, anche per lo Yoga della Risata, è fondamentale la comicità. Tra l’altro se presenti gli esercizi in modo serio, senza fare battute, attenendoti soltanto al protocollo, ottieni un risultato nettamente differente da chi, invece, trova dei modi simpatici di presentare gli esercizi.


Parlaci dell’ingegneria del buon umore: quando è nata in te questa idea e in cosa consiste esattamente.

È nata quest’anno come nome ma come metodo, inconsapevolmente, lo usavo fin da ragazzino. Ho usato il termine “Ingegneria” perché ho scoperto, proprio quando stavo toccando il fondo e attraversando momenti di sconforto e stress, che ci si può ingegnare a crearsi il buon umore. Questo ti rende autonomo da input esterni e, soprattutto, ti salva la vita, o almeno l’ha salvata a me e a tante altre persone come me.

Ingegnarsi a creare buon umore è quello che facciamo fin da bambini, un’abilità che molti di noi hanno sviluppato, in modo inconsapevole, per sopravvivere. Non è forse vero che da bambini passavamo la maggior parte del nostro tempo a cercare modi per giocare e divertirci? Me ne sono accorto passando del tempo con i miei nipotini, perché stare con loro è una continua ricerca di divertimento, di giochi, e quindi passano più tempo felici che infelici.

Quando si dice che occorre tornare un po’ bambini forse ci riferisce proprio a questo. Personalmente, infatti, non condivido chi usa questa frase per giustificare metodi ed esercizi molto buffi e a tratti imbarazzanti ma intendo, invece, la necessità di andare a recuperare quei meccanismi, quegli atteggiamenti e quei comportamenti che da bambini ci rendevano felici. Dobbiamo focalizzarci sulle cose che ci fanno divertire, sul linguaggio che ci fa cambiare umore e, soprattutto, su respiro, postura e sorriso.

Questi sono i 3 step di base di Ingegneria del Buon Umore, che ho sistematizzato prendendo spunto dal nostro mondo, dalle nostre best practice, dallo yoga della risata, dalla PNL (Programmazione Neuro Linguistica ndr), Intelligenza Emotiva e, soprattutto, dalla Comicità, per insegnare alle Persone a crearsi il Buon Umore.

Qual è il target di questo metodo dell’Ingegneria del Buon Umore?

Ti rispondo chiedendoti: a chi non serve il Buon Umore? Chi pensa che il Buon Umore non serva a nulla, sia un ostacolo, un problema sul lavoro, per trovare lavoro, per gestire lo stress e i problemi? Ecco, chi pensa questo non è il nostro target! Le persone stressate, preoccupate, sconfortate, sfiduciate o arrabbiate possono usare il Buon Umore per rialzarsi, per calmarsi, per interpretare in modo diverso gli eventi e i comportamenti altrui, perché quando sei di buonumore stai meglio anche a livello fisico, hai più ossigeno nel cervello perché respiri meglio, hai le endorfine che ti danno sensazione di benessere come anti dolorifici naturali del nostro corpo, quindi hai più lucidità e creatività. Quando sei sotto stress, pressione e preoccupazione, invece, non ci riesci. Riassumendo: chi vuole crearsi il Buon Umore, partendo da un punto A (situazione di stress, tensioni, preoccupazioni, nervoso) e raggiungendo un punto B (serenità, libertà, allegria, soddisfazione, salute) dovrà passare attraverso 3 step: Consapevolezza – Energia Fisica – Atteggiamento Mentale. La Consapevolezza la si ottiene autoanalizzandosi, ad esempio svolgendo un test che ti suggerisce da dove stai partendo, qual è il tuo grado di Stress e di Preoccupazione e che vi regalo cliccando su questo link, che vi consente di scaricare il I° capitolo di “Felicemente Stressati” https://goo.gl/r7FRlZ. L’Energia Fisica la ottieni con la giusta dose di riposo, una corretta alimentazione, una buona respirazione, movimento fisico e facendo esercizi di risata. L’Atteggiamento Mentale Positivo si ottiene usando il linguaggio in modo strategico e allenandosi a focalizzarsi sulle cose utili e positive.

È vero che la nostra mente non distingue tra la risata spontanea e quella artificiale? Ma se una persona sta passando un brutto periodo, per motivi di salute o di lavoro, come pensi che possa riuscire a ridere? Come aiutarla a “provocare” artificiosamente la risata?

A livello corporeo forse non c’è una grande differenza, ma a livello mentale sì. Quindi io non parlerei di risata artificiale, ma di risata indotta, stimolata. Non esiste una risata spontanea, ma c’è sempre un motivo per cui ridiamo: può essere un pensiero, un’immagine, un suono, un movimento. Anche quando si fanno esercizi di risata, è il suono della risata, l’espressione del volto, i movimenti, il ritmo respiratorio che inducono il nostro cervello a farci ridere. Non è vero che si ride senza motivo, perché il nostro cervello non è un’entità a sé, scollegata dal corpo. Per ridere ci deve essere un motivo, può essere una battuta, uno spiazzamento comico, fisico, un suono, un coinvolgimento per immagini, ma c’è sempre un motivo e sta a noi cercarlo per essere di buon umore. Sia che sia indotta volontariamente da noi o da input esterni, i benefici fisiologici funzionano soltanto, e ribadisco soltanto, se la persona vuole ridere, vuole fare quegli esercizi. Se è forzata non funziona. Se dura pochi secondi non funziona. Come fanno le endorfine e come fa il respiro a cambiare se ridi per soli 15 secondi? Se una persona sta passando un brutto periodo, può fare 3 cose per crearsi buon umore, senza forzature ma in modo naturale e gentile:

1) Smettere di dire che sta passando un brutto periodo, perché è il modo migliore per rimanerci a lungo. Occorre quindi usare il linguaggio in modo strategico, il che significa trovare quelle parole che esprimono il concetto in modo diverso. Ad esempio potrai dire che stai passando un periodo non bellissimo, oppure un periodo ricco di sfide. Non è forse la stessa cosa? Però che grande differenza! Questo perché ogni parola pronunciata crea un’immagine e una suggestione nella nostra mente, basti pensare a chi ti dice immagina un piatto del tuo dolce preferito e ti viene l’acquolina in bocca come se ci fosse realmente. Quindi sapendo che ci sono tanti altri modi di esprimersi che ci aiutano, possiamo già guidare il nostro umore attraverso le parole che pronunciamo ed i pensieri che abbiamo.

2) Inizia a riprendere gradualmente il controllo della tua vita, partendo dalla postura e dal respiro. Con la respirazione profonda diaframmatica, ottieni rilassamento e ossigeno utili per fare scelte migliori, e porai interpretare in modo migliore quello che ti accade. Esistono delle posture, espressioni del viso e respirazioni che insegno durante i corsi, che ti fanno scoppiare a ridere, senza forzature e senza alcun dubbio tra risata spontanea o finta, come alcuni si trovano a dover giustificare. Cioè esistono degli esercizi che ti fanno ridere soltanto facendoli, anche se sei in un periodo “diversamente bello”!

3) Focalizzati sulle cose buone che fai e che realizzi ogni giorno e su quello che hai fatto di buono in passato, perché questo ti cambia l’umore e ti raddoppia l’autostima. Non è forse vero che se pensi ai tuoi successi, coinvolgendo tutti i sensi, ti cambi l’umore? E questa cosa si vede già dal tuo viso…

Se una persona è timida, è possibile che si vergogni a partecipare alle prime sessioni. Ridere fragorosamente significa lasciarsi andare, sentirsi a proprio agio e in un ambiente protetto: in che modo questo può essere facilitato da un insegnante?

Dipende. Dipende da come lo fai, da come guidi e porti le persone a ridere, da come le porti a seguire un corso e da come le ascolti. I corsi che svolgo nelle aziende (happy business), nelle palestre e nelle case di riposo con persone con Alzheimer (happy fitness), oppure le serate che faccio nei teatri, seguono uno schema per cui in modo gentile, graduale e naturale portiamo le persone a ridere spontaneamente. In questo modo anche una persona timida si riscopre a ridere con altre persone e si rende conto che non è successo nulla di male e, quindi, può continuare.

Da circa un anno ho creato insieme a 3 soci e ai miei ex corsisti l’associazione Happy Fitness, che si chiama come i nostri corsi, dove alcuni dei frequentanti hanno deciso di seguirmi in aula e cogliere il mio invito a collaborare con me in un nuovo mestiere, in una nuova professione. Abbiamo attivato tanti corsi nelle case di riposo e nelle palestre e questa cosa è la più grande soddisfazione che potessi avere, mantenendo l’idea che per essere leader o trainer non c’è bisogno di collezionare certificazioni o titoli e corsi su corsi, ma occorre essere guide sul campo, come esempi e praticando insieme alle persone.

Il mio sogno è portare la consapevolezza che possiamo crearci il buon umore in tutti gli ambiti lavorativi e assistenziali, in modo da rendere le persone libere e autonome di cliccare il proprio bottone del buon umore e usarlo quando ne hanno bisogno.

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